Da attrezzo curioso usato saltuariamente dalla nobiltà, a utensile quotidiano presente su tutte le tavole: Stefano Milioni ci parla dell’ascesa della forchetta grazie alla pasta.
Abbiamo visto mercoledì scorso come nella prima metà dell’Ottocento il consumo di pasta secca finalmente si diffonde nella società, diventa di moda e servirla diventa un segno di distinzione.
Tuttavia l’aggiunta del sugo rendeva la pasta un piatto disordinato da mangiare con le mani e uno strumento tanto curioso quanto trascurato fino a quel momento, iniziò presto a comparire sulle tavole della borghesia: la forchetta.
Quell’attrezzo esisteva da diversi secoli in varie forme e aveva ricoperto varie funzioni sulle tavole delle famiglie raffinate e snob di tutta Europa. Tuttavia, il suo utilizzo come utensile standard non era stato stabilito. La forchetta veniva messa sulle tavole di un ristretto numero di nobili per fare colpo sugli ospiti piuttosto che aiutarli a mangiare.
Benedetta sia la forchetta

La diffusione della pratica di mangiare la pasta condita con la salsa di pomodoro ha portato all’adozione della forchetta come utensile quotidiano. I numerosi modelli precedentemente conosciuti furono abbandonati. La forma e le proporzioni della forchetta vennero modificate e, nel giro di pochi anni, apparve un unico formato. Il nuovo attrezzo standard aveva quattro rebbi ricurvi, la cui lunghezza non superava il doppio della loro larghezza combinata.
Qualsiasi maître d’albergo oggi potrebbe fornire un lungo commento sulle precise forme e funzioni delle forchette, comprese quelle utilizzate per mangiare pesce, carne, lumache, crostacei, piatti “salsati”, dolci e frutta. E senza dubbio esprimerebbe disapprovazione per qualsiasi uso improprio dell’utensile.
Sta di fatto, però, che, ormai da due secoli, nelle case private e nella maggior parte dei ristoranti di tutto il mondo è consuetudine utilizzare per quasi tutti gli usi solo la forchetta pensata per la pasta, con i suoi quattro rebbi ricurvi.
L’evoluzione finale della pasta
La pasta condita con olio e pomodoro costituisce solo un inizio, non un traguardo gastronomico, perché quel piatto essenziale apriva un nuovo mondo di sapori e profumi.
Mentre l’inventiva si è arenata per secoli sui vermicelli bolliti con, magari, l’aggiunta di un po’ di formaggio per renderli più saporiti, la fantasia delle massaie, prima, e poi di cuochi e buongustai ha prodotto nel giro di pochi anni una miriade di preparazioni in cui al pomodoro e al suo sugo si sono abbinati i migliori prodotti della tradizione italiana, come la mozzarella, la provola, il parmigiano, il prosciutto, il guanciale e un’infinita carrellata di formaggi, pesci, carni, conserve e prelibatezze.
La pasta e tutti questi prodotti della tradizione sono stati chiamati in causa in una vera e propria orgia di innovazione, in cui la cucina italiana è stata completamente rinnovata.

L’Ottocento, il secolo dei grandi cambiamenti politici in Italia. Dalla dominazione straniera all’unità nazionale, il secolo del Risorgimento, di Garibaldi e di Cavour, è anche il tempo dell’evoluzione finale della pasta. Il passaggio dalla miseria alla nobiltà, da cibo di sopravvivenza a prelibatezza.
E nello stesso momento in cui esplode la creatività degli chef, emerge la forza inventiva dei pastifici. In questo secolo, piccoli e grandi pastifici avviano una metodica ricerca di nuovi formati. Capaci, allo stesso tempo, di catturare l’attenzione dei consumatori, e di assicurare loro nuovi e sconosciuti piaceri gastronomici.
La storia della pasta negli ultimi due secoli è un mix di fantasia, tecnologia e marketing. Una storia lunga e complessa che abbiamo già raccontato.
Liberamente tratto da “RuvidaMente.com”, per gentile concessione dell’autore.